Dante in Pop

Terza ora. Occhi spenti, dispersi nel vuoto. Animo annientato da due ore di teoremi ed esercizi del tutto simili a quelli che ieri mi avevano reso simile a un vegetale[1]Prospettiva non particolarmente allettante: un’ora di ‘Paradiso’… e sapete, di quale Paradiso parlo.

L’insegnante entra in classe, con il solito quarto d’ora accademico di ritardo; elegantissima – come al solito – varca la soglia senza proferire parola, e – ancora una volta secondo routine – si avvicina alla cattedra e dopo averci invitati ad accomodarci, si siede con eleganza.

Intanto la classe ha ripreso posto e – in un clima di annoiata serietà – si affievoliscono gli ultimi brusii da cambio dell’ora. La professoressa finisce di occuparsi di scartoffie varie, quindi – mantenendo il volto inclinato – si limita a indirizzare le pupille verso di noi e dice con fermezza “Bene, prendete Dante, terzo canto”.

Meccanicamente apriamo il libro cercando la pagina giusta. Non si sente parola fin quando il suono del frusciare dei fogli non smette completamente, solo allora la spiegazione può cominciare con l’introduzione al canto.

Terminata l’introduzione comincia la lettura vera e propria: “Quel sol che pria d’amor mi scaldò ’l petto, di bella verità m’avea scoverto, provando e riprovando, il dolce aspetto; e io, per confessar corretto e certo me stesso, tanto quanto si convenne leva’ il capo a proferer più erto” l’insegnante legge il testo con fluidità, scandendo ogni sillaba pronuncia tutti i periodi con la medesima tonalità e mentre Dante si appresta a cominciare il suo viaggio verso Dio, io, con la mia immaginazione, faccio viaggi altrettanto fantasiosi. Intanto le parole continuano a fluire dalle sue labbra pressoché inascoltate “ma visïone apparve che ritenne a sé me tanto stretto, per vedersi, che di mia confession non mi sovvenne.” E mentre Dante ha il fiato mozzo per un avvenimento sconvolgente che gli impedisce addirittura di balbettare la sua confessione, un avvenimento “sconvolge”, o per lo meno altera l’equilibrio della classe e impedisce momentaneamente alla prof di pronunciare la frase successiva: l’aula è improvvisamente pervasa dalla musica pop a tutto volume della mastodontica insegnante di educazione fisica, che tenta di dare lezioni di step – alle graziose e già snelle fanciulle desiderose di rendere il loro corpo ancora più tonico – saltellando con la leggiadria di un rinoceronte della Papuasia in preda ad un attacco di panico[2]

Dopo un lunghissimo istante in cui il mondo sembra aver smesso di girare, la professoressa riprende la lezione con non chalance, cercando di ignorare il ritmico frastuono causato dalla balenottera congolese e dai suricate femmina dell’est europeo che seguono la maestra in ogni suo movimento e ignorando anche il conseguente brusio di risatine scatenatosi in classe.

Il nostro amico dal naso aquilino e la tunica rossa prosegue il suo cammino verso l’empireo incontrando la simpatica Piccarda Donati, che gli narra le vicende della sua vita, sottratta alla castità da un perfido signorotto; la professoressa riesce miracolosamente a mantenere la calma scandendo le sillabe dantesche a ritmo di pop fino alla fine della lezione, ed io – dopo il momentaneo ‘divertissment’ – ritorno ai miei pensieri: mi si voglia quindi scusare qualsiasi errore relativo alla vicenda dantesca, che – come ormai noto – non ho seguito con l’attenzione che sicuramente avrebbe meritato.



[1] Si veda il post del 18/10/09 per maggiori delucidazioni.

[2] Che poi non smetterò mai di chiedermi perché tutte, ma dico tutte, le prof di ginnastica sono grasse e/o vecchie.

Dante in Popultima modifica: 2009-10-19T22:29:00+02:00da karion91
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