Cari Lettori

Carissimi Lettori,
ebbene si, sono l’ennesimo adolescente frustrato (ormai non più cosi piccolino visti e considerati i miei diciotto anni) che ha bisogno di esternare le scaturigini[1] del proprio essere al mondo intero, per dimostrare la sua maestosa quanto incompresa bellezza interiore. Proprio cosi, vi assillerò con i miei problemi del cazzo e le mie giornate abbastanza insulse da risultare noiose (come del resto quelle di tutti voi, che leggete con un sorriso vagamente scettico), cercando di renderle ricche di termini aulici e citazioni, al solo scopo di mettere in mostra la mia presunta quanto – ancora una volta – incompresa cultura. Cercherò, in questo blog, di rendere interessanti gli avvenimenti della mia vita, infarcendoli con piccole e innocenti bugie, indispensabili a non annoiare voi pubblico esigente, pronto a rispedirmi nei profondi abissi internettiani con un semplice ‘click’ su una crocetta rossa situata in alto a destra sul vostro schermo. E probabilmente finirò con l’abbandonare questo blog – cosi come ho abbandonato altre passioni adolescenziali – dopo un numero imprecisato di articoli.

Ritengo ora doveroso spiegare come e perché (oltre alle scaturigini varie) mi appresto ad aprire questo blog. Stamane, essendo la domenica un ‘uomo libero’, mi aggiravo annoiato per camera mia in cerca di qualcosa da fare… d’un tratto mi balenano in testa delle parole che prese distintamente sono prive di significato: ‘casa’, ‘blog’, ‘inviato’, ‘diario’, ‘precipitevolissimevolmente’[2]

…Insomma, queste parole mi si accendono davanti agli occhi tipo quiz televisivo e mi trafiggono l’anima come perle di saggezza zen. ‘I had an answer’, una risposta, la risposta alla grande domanda “ma che ci faccio io qui?”, finalmente scopro qual è la mia ‘missione per conto di dio’… Ebbene, la mia missione è illuminare voi, umili lettori, pervasi da un ardente desiderio di conoscenza, disperati per la costante quanto mai appagata ricerca di qualcuno che “appesantisse” l’insostenibile leggerezza del vostro animo. Ebbene, finalmente mi avete trovato: sono il prescelto, sono il vostro uomo. Seguite le mie parole come fossero legge e la vita comincerà a sorridervi[3].

Va bene, finito il momento di auto-esaltazione posso riprendere la narrazione. Le ormai note parole di cui sopra mi si ordinano in testa in quello che mi sembrava un buon titolo per un blog: “Diario di un inviato in casa propria”: ironico, diretto, telegrafico.

Dopodiché faccio altro, e non ripenso alla mia idea fino a stasera, quando – dopo diversi tentativi più o meno falliti di studiare matematica – decido che, piuttosto che starmene mezzo disteso sulla scrivania con occhio vacuo ascoltando il ticchettio delle mie unghie sulla scrivania[4], sarebbe stato più produttivo tentare di mettere in atto la mia illuminazione mattutina.

Digito ‘blog’ su google, accedo sul primo sito in cui c’è scritto ‘crea il tuo blog’, seguo le istruzioni e in pochi istanti è fatta: ho il mio spazio, pronto per l’uso. Con l’unica differenza che “Diario di un inviato in casa propria” è diventato il sottotitolo, mentre come titolo ho messo “Intrinseca Bruttezza Interiore”: poiché il primo titolo che avevo pensato, mi sembrava più adatto come sottotitolo, mi sono ritrovato improvvisamente sprovvisto di idee, cosi ho iniziato a guardarmi intorno alla disperata ricerca di qualche spunto. Tuttavia siccome non mi sembrava il caso di chiamare il mio blog “Biochimica di base”, né “Derivate e studi di funzioni”, e nemmeno “Colorevero[5]”, ho trovato una valida alternativa (e non so come la mia mente malata abbia potuto partorire un titolo del genere) in “Intrinseca Bruttezza Interiore”.

Per ora vi saluto, amici lettori, e spero che vogliate – ora e in futuro – dedicare qualche breve minuto a questo giovane che dedica a voi tanto tempo per scrivere con cura e amore le sue riflessioni… Oddio, mi faccio vomitare solo a sentirmi.




[1] Un sentito ringraziamento a te, per avermi arricchito con questo vocabolo.

[2] Bè, in realtà questa m’è venuta in mente solo ora, ma mi sembrava che aggiungesse un pò di colore al racconto.

[3] Cazzo, io volevo soltanto usare un pizzico di ironia, ma quello che ho scritto sembra più che altro una via di mezzo tra il discorso di un esaltato e uno spot pubblicitario di terza categoria.

[4] Maledetti teoremi di Weirstrass, Rolle, permanenza del segno, Lagrange!

[5] Marca del mio quaderno di matematica.

Cari Lettoriultima modifica: 2009-10-18T21:50:00+02:00da karion91
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